Il mercato di previsione sul vincitore delle elezioni presidenziali in Perù si risolve a favore del candidato che ottiene la vittoria nelle elezioni generali del Paese, con il ballottaggio decisivo fissato per il 7 giugno 2026. Il primo turno peruviano del 12 aprile 2026 ha visto un numero record di 35 candidati, in un clima di diffusa stanchezza degli elettori dopo un decennio di turbolenze politiche: nessuno ha ottenuto la maggioranza assoluta e sono passati al secondo turno la conservatrice Keiko Fujimori, con il 16,99 per cento dei voti, e il deputato di sinistra Roberto Sánchez, con il 12,05 per cento.[1] Al 26 aprile 2026 la corsa resta serrata: la base consolidata della Fujimori si confronta con il crescente consenso di Sánchez tra gli elettori più giovani e di orientamento progressista.
Sviluppi recenti
- 25 marzo 2026: un sondaggio nazionale ha indicato i candidati di destra Keiko Fujimori e Rafael López Aliaga in testa alla rosa degli aspiranti alla presidenza, ciascuno con circa il 14 per cento nelle intenzioni di voto.[2]
- 10 aprile 2026: il monitoraggio aggiornato dei sondaggi mostrava la Fujimori mantenere un vantaggio ristretto, intorno al 12 per cento, mentre il Paese si preparava al primo turno con un numero senza precedenti di candidati.[3]
- 12 aprile 2026: le elezioni generali sono iniziate in tutto il Perù, portando milioni di persone alle urne nonostante le difficoltà logistiche, tra cui i ritardi nella consegna delle schede nelle aree più remote.[4]
- 13 aprile 2026: le autorità hanno prolungato le votazioni per un secondo giorno a causa di problemi di distribuzione che hanno interessato decine di migliaia di schede, allungando l'incertezza sui primi conteggi.[5]
- 15 aprile 2026: la Giuria Nazionale Elettorale ha diffuso i risultati preliminari confermando il ballottaggio Fujimori-Sánchez, con López Aliaga terzo all'11,89 per cento.[1]
- 17 aprile 2026: lo spoglio ha superato il 93 per cento, convalidando la sfida del ballottaggio e spingendo entrambi i candidati ad avviare le rispettive campagne per il secondo turno.[6]
Cronologia principale
- 10 gennaio 2026: avvio ufficiale della campagna elettorale per le elezioni generali peruviane del 2026, con i candidati autorizzati a iniziare le attività di contatto con l'elettorato.
- 1 marzo 2026: la Giuria Nazionale Elettorale approva l'elenco definitivo di 35 candidati alla presidenza, tra cui figure di spicco di diversi orientamenti politici.
- 25 marzo 2026: un sondaggio preelettorale conferma il ruolo di favoriti di Keiko Fujimori e Rafael López Aliaga in una corsa frammentata.[2]
- 12-13 aprile 2026: si svolge il primo turno in tutto il Paese, prolungato per problemi logistici legati alle schede in diverse regioni.
- 15 aprile 2026: le autorità elettorali annunciano i risultati del primo turno, fissando il ballottaggio presidenziale per il 7 giugno.[1]
- 7 giugno 2026: il ballottaggio tra i due candidati più votati determina il prossimo presidente del Perù.
- 28 giugno 2026: il Congresso proclama il vincitore ufficiale, concludendo il processo elettorale e determinando la risoluzione dei mercati di previsione collegati.
Cosa monitorare
Gli osservatori dovrebbero seguire l'evoluzione dei sondaggi in vista del ballottaggio, in particolare gli spostamenti di consenso provenienti dai candidati eliminati come Rafael López Aliaga, il cui sostegno potrebbe orientare gli elettori indecisi. Tra i possibili fattori di svolta figurano i dibattiti televisivi previsti per maggio 2026 e gli indicatori economici, come il tasso di inflazione o gli sviluppi del settore minerario, capaci di influenzare la percezione pubblica dei programmi dei candidati. Il mercato si risolve in base al candidato che ottiene la maggioranza dei voti validi nel ballottaggio del 7 giugno, come certificato dalla Giuria Nazionale Elettorale del Perù, garantendo la coerenza con i risultati ufficiali.
Perché questo mercato è importante
Il Perù ha avuto otto presidenti nell'ultimo decennio, alimentando un'instabilità cronica che frena la crescita economica e la governance. L'esito del voto orienterà le politiche su temi cruciali come lo sfruttamento delle risorse in un'economia dipendente dall'attività mineraria e le misure anticorruzione. Dato il ruolo del Perù come uno dei principali fornitori di rame al mondo, l'impostazione della nuova amministrazione potrebbe incidere sulle dinamiche del commercio internazionale e sulla stabilità regionale in Sud America.







